"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 18 settembre 2017

Si stava meglio quando si stava peggio - Hummus al cioccolato


Accadeva un giorno non molto lontano, che a un certo punto, stufa di girare per casa con un piatto fumante in una mano e la reflex nell’altra  per cercare un posto dotato della giusta luce per immortalare il pasto del giorno, decidessi di autoaccroccarmi quell’attrezzo lì.

E ne andavo anche molto fiera.
Funzionava, non necessitava di smontaggio e rimontaggio, regalava sempre la giusta illuminazione anche nei giorni di pioggia intensa o nelle sere di buio pesto quando l’urgenza di scattare foto si manifestava intorno alle 11 e l’amato bene sonnecchiava sul divano, che sarebbe stato un peccato disturbarlo.
Da allora le cose sono cambiate e si sono evolute.
Fuori e dentro di me.
Per esempio ho imparato perfino a usare whattsapp con una certa disinvoltura, anche se in modo discontinuo perché mica un’asociale patentata può essere sempre connessa.
(ma quest’ultima questione merita un approfondimento che sarà oggetto di uno specifico e più circostanziato post).
Tornando invece all’accrocco fotografico, le cose, dicevo, hanno subito nuovi e profondi sviluppi.
L’amato bene infatti, mosso da compassione o solo dalla necessità di liberare lo studio dalla presenza ingombrante di un cartone ritagliato e di due lampadine su piedistalli improvvisati, perennemente attaccate alla corrente, ha deciso di prendere il toro per le corna e, per Pasqua, di regalarmi una light box vera.


Un aggeggio di aspetto lievemente più dignitoso e di utilizzo quasi professionale.
Di certo non meno ingombrante, visto che la scatoletta è larga e alta un metro per un metro e toglie la voglia di smontarla dopo l’utilizzo, per la meticolosità e la pazienza da guru che richiede, eventualmente,  per rimontarla.
A non essere cambiate sono le situazioni incresciose in cui continua a trovarmi ogni volta che sale al piano superiore e io sono impegnata a fotografare qualche piatto.
Arrampicata sulla scrivania, spalmata sul parquet appena lucidato, appollaiata su una sedia, ripiegata su me stessa per cercare di mettere a fuoco con l’unico occhio malandato ma dotato di provvidenziale lente a contatto, seduta a gambe incrociate con il viso tra le mani mentre penso e ripenso.
Sì perché, da quando ho ricevuto il regalo e mandato dolorosamente al macero il mio bell’accrocco di cartone sono passati la bellezza di cinque mesi.
Tempo in cui ho provato, riprovato, riprovato ancora e poi ancora senza riuscire mai a capire come vadano direzionate quelle fantastiche barre magnetiche piene di led di cui la scatola è dotata.
A destra, a sinistra, di sotto, di sopra, di sguincio, unite, divise, speculari… la luce che mandano sul piatto non è mai sufficiente a realizzare foto così nitide e luminose da non richiedere un noioso lavoro di “postproduzione”.
Si accettano consigli, dritte e parole di conforto.
Sennò aridateme l’accrocco de cartone.

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Se amate l’hummus non potete non innamorarvi di questa sua stramba ma irresistibile versione al cioccolato che ho visto per la prima volta qui. Ci vogliono esattamente 5 minuti a prepararla, un frullatore e pochi ingredienti. Superate la perplessità, rompete gli indugi, fidatevi: ha una consistenza meravigliosa, da spalmare fra due biscotti, ma anche da mangiare così, semplicemente a cucchiaiate.
E poi è ottima per un carico di proteine al mattino. Fateci colazione: la giornata prenderà subito una piega bellissima :-)



Ingredienti
1 barattolo di ceci
130 gr di sciroppo d’acero
20 gr di cacao amaro in polvere
3 cucchiai d’acqua
2 cucchiai di tahin
La punta di un cucchiaino di cannella
1 pizzico di vaniglia in polvere


Procedimento
Sciacquare i ceci e scolarli. Metterli nel bicchiere del frullatore insieme a tutti gli altri ingredienti e frullare tutto per qualche minuto, fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
Assaggiare e aggiustare secondo i gusti aggiungendo altro cacao, cannella o sciroppo. Per me era perfetta così. Trasferire l’hummus nelle ciotoline e servire accompagnato da biscotti, cosparso di granella di mandorle, nocciole o pistacchi, o spalmato sulle fette biscottate.
Si conserva in frigorifero per 3-4 giorni, se mai ne dovesse avanzare.




giovedì 14 settembre 2017

Dissenso – Farfalle di kamut con melanzane, pomodori secchi e ricotta salata


Un impellente urgenza mi induce a fare il punto sul nuovo anno che sta per iniziare.
Un dovere morale quasi.
Sento cori entusiastici per la fine dell’estate e leggo apologie di questo mese di settembre.
Alcuni cominciano a parlarne addirittura dal 20 agosto!
Più simbolico del 31 dicembre. Più carico del primo gennaio.
Pronostici, buoni propositi, progetti scoppiettanti, energia ritrovata, pronti via!
…Solo io l’energia l’ho lasciata lunga distesa sul bagnasciuga tra resti di conchiglie e schiuma di cavalloni pazzi?
Che agonizzo ancora davanti all’immagine dei costumi e dei pareo ormai riposti e mi sono incatenata alle infradito rifiutandomi di toglierle almeno fino a quando non vedrò spuntare i primi geloni sulle falangi dei piedi?
Che sento scendermi le lacrime pensando che fino all’altro ieri sguazzavo felice nelle acque calde del mare Egeo e adesso, un po' meno felice, sgomito e scalcio per salire sul treno regionale mattina e sera?
Che spero non arrivi mai il momento in cui toglieranno pure l’ora legale e alle quattro e mezza calerà la notte manco fossimo in Lapponia?
Che non ho progetti grandiosi, propositi ammirevoli, traguardi ambiziosi se non quelli di riuscire a spiccicare gli occhi al suono della sveglia la mattina e non farmi prendere dalle convulsioni al pensiero che il 1° ottobre ricomincerà pure la palestra?
Che confido in qualcuno che mi batta un colpetto sulla spalla spronandomi a svegliarmi per svelarmi che è tutto un incubo e in realtà siamo ancora ai primi di agosto?
Perché settembre io non lo digerisco tanto.
Mi sta proprio sulle scatole. Col suo sole pallidino e l'aria fresca.
Coi suoi ricominciamo e andiamo e facciamo e via si riparte e che bello l’autunno, l’inverno e i tè caldi davanti a caminetti scoppiettanti, sotto una calda coperta di lana.
Io il caminetto non lo accendo perché fa fumo, il tè non mi piace, la lana mi fa allergia, l’autunno sono solo foglie da raccogliere e di bello ha giusto l’arancione, le zucche e i cachi.
Ecco, lo dovevo dire.
Tutta invidia per gli amanti di settembre la mia.
Ripartiamo, ma non sono affatto d’accordo.
Che si sappia.

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Ingredienti (per 2)
200 gr di pasta di kamut (o altra a scelta)
1 melanzana viola
5-6 falde di pomodori secchi
2 cucchiai di pinoli
Scorza di 1 piccolo limone non trattato
1 spicchio d’aglio
1 ciuffo di basilico
1 cucchiaio di pinoli
Ricotta salata da grattugiare
Sale
Olio extravergine d’oliva


Procedimento
Tagliare la melanzana a dadini piccoli. In una padella antiaderente scaldare poco olio  insieme allo spicchio d’aglio, unire i cubetti di melanzana e farli rosolare pochi minuti a fuoco moderato mescolando spesso.
Quando saranno morbidi e dorati aggiungere i pomodori tritati grossolanamente e la scorza grattugiata del limone. Lasciare insaporire un paio di minuti, quindi eliminare lo spicchio d’aglio, unire il basilico spezzettato e mettere da parte.
In un padellino antiaderente far tostare per un paio di minuti i pinoli mescolando continuamente.
Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla al dente e saltarla pochi istanti nel condimento, aggiungendo, se necessario, qualche cucchiaio di acqua di cottura.
Fuori dal fuoco cospargere di scaglie di ricotta salata, unire i pinoli e servire subito.




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