"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 18 agosto 2014

#15 Hamburger di peperoni e ceci - StagioniAMO anche a Ferragosto!


Rossi, gialli o verdi: già solo sceglierne il colore mette allegria.
Usarli tutti insieme è la soluzione a ogni eventuale dubbio…
Perché è vero che ogni colore si adatta meglio a una determinata ricetta, ma è pure vero che sperimentare di volta in volta apre la strada a possibilità sempre nuove.
Chi l’ha detto per esempio, che la “bandiera” non si possa fare pure con i peperoni rossi? Certo non verranno più le tonalità del tricolore, ma il gusto ne sarà sempre appagato.
Lunghi, tondi, smilzi.
Dal peperone di Carmagnola, rosso o giallo, al peperone Capriglio, passando per il friggitelo, o tondo di Nocera: le varietà sono davvero tante e le combinazioni infinite.
Ripieni, fritti, arrostiti.
Cotti, crudi, con la buccia o spellati.
Conditi o a crudo nelle insalate: i peperoni si prestano davvero a tante ricette, tutte diverse e variamente gustose.
Il peperoncino è una varietà della stessa pianta e si coltiva allo stesso modo: cioè facilmente e senza bisogno di particolari cure.
Un vaso di peperoncini sul balcone è molto bello a vedersi e anche utile.
In cucina e…come decorazione per biglietti, sacchettini, segnaposto e originali chiudipacco!
(menu-segnaposto al nostro matrimonio)
 @@@@@@@@@@

Ingredienti (per 4 persone)
2 peperoni rossi
1 peperone giallo
1 scatola di ceci precotti
1 pomodoro tondo
1 cipolla piccola
3 cucchiai di parmigiano
200 gr circa di pangrattato fatto in casa (pane raffermo tostato in forno poi tritato)
1 cucchiaino raso di chili
Abbondante basilico fresco
Olio extravergine d’oliva
Sale
Peperoncino in polvere

Procedimento
Lavare i peperoni, privarli del picciolo e dei semi e tagliarli a falde, poi a pezzi. Sistemarli in un tegame capiente insieme al pomodoro tagliato a cubetti e alla cipolla a fettine sottili. Completare con un giro d’olio, sale, peperoncino, basilico e mezzo bicchiere d’acqua e cuocere semicoperto, a fuoco moderato, finchè i peperoni non risulteranno morbidi. Nel caso rimanga troppo liquido di cottura, togliere il coperchio e alzare la fiamma per gli ultimi cinque minuti. Poco prima di spegnere aggiungere i ceci scolati e sciacquati e far insaporire il tutto. 
Quando il composto sarà freddo, metterne via un piccolo mestolo che servirà per la decorazione, poi raccoglierlo in un recipiente dai bordi alti, unire il parmigiano e il chili, aggiustare eventualmente di sale e frullare tutto con il minipimer. Aggiungere qualche cucchiaio di pangrattato e formare delle polpette da adagiare su una teglia ricoperta di carta forno e leggermente oliata.

Cuocere in forno caldo a 200° per circa 15 minuti, gli ultimi 5 dei quali in funzione grill.
Oppure far scaldare poco olio in una padella antiaderente e cuocere le polpette per 5 minuti su ogni lato avendo cura di girarle una sola volta con delicatezza e solo quando avranno formato una crosticina.
Sono buone sia calde sia fredde. Ottime con una spruzzata di limone!



lunedì 11 agosto 2014

Playlist – Plumcake di gelato


Come ogni estate che si rispetti, mentre il mondo bloghesco (food e non) chiude per ferie e si prende una meritata pausa dai menu virtuali, io, avendo più tempo a disposizione, mi ci dedico più che in qualsiasi altro periodo dell’anno.
Ma solo poco di più, per la verità, che quest’anno la pigrizia la fa proprio da padrona.
Poi, as usual, mi dedico pure alle pulizie di Pasqua.
Anche se è Ferragosto.
Con una tabella di marcia ben precisa e che non ammette deroghe.
Un programma che prevede svago e dovere in misura proporzionale ed equamente ripartiti fra mattina e pomeriggio
Mattina: mare
Primo pomeriggio: pennichella
Secondo pomeriggio: quello che riesco a fare prima che l’amato bene faccia rientro.
E non perché avrebbe a che ridire qualora mi cogliesse in flagranza di reato, quanto per il fatto che con aspirapolvere, stracci da spolvero e secchi in mezzo alla casetta è già molto difficile muoversi singolarmente, figuriamoci in due.
E come scusa regge ancora.
Tutto il dovere di cui sopra fra: lustra i vetri, spolvera le inferriate, sgrassa a fondo la cucina, ripulisci la libreria (tirando giù fino all’ultimo opuscolo infilato tra un libro e l’altro), disinfetta la scrivania (rimuovendo pizzini e liste della spesa risalenti alle guerre puniche), rassetta l’armadio a muro (riesumando scarpe e oggetti dati per buttati o regalati da passate stagioni)…tutto ciò dicevo, avviene sollazzandomi variamente con la musica.
E dato il già arduo compito di districarmi nella lotta improba fra il senso del dovere e la tentazione di lasciar perdere ogni buon proposito, per la selezione dei brani musicali mi affido, con una certa tranquillità, alla cartella che l’amato bene ha archiviato nel suo pc.
Che non è (come le mie di cartelle) un ammasso di file musicali buttati lì alla rinfusa, concernenti quattro o cinque cantanti, fra italiani e stranieri, gruppi o singoli, da cercare a intuito sulla base di non meglio specificate “tracce”; bensì una vera e propria discografia, rigorosamente italiana e scientificamente suddivisa per autore in un elenco molto preciso fatto di nomi e cognomi.
Prima i cognomi in verità, esattamente come a scuola.
Così, siccome la sua collezione abbraccia l’intero panorama musicale italiano dagli anni 50-60 fino a oggi, non è raro imbattersi in inquietanti sotto-cartelle dai nomi sinistri e a stento riconoscibili come:

Solo Bobby,
Cutugno Toto
Endrigo Sergio,
Fidenco Mario,
Rossi Vasco
e Zero Renato.

La questione tuttavia mi ha permesso di farmi una certa cultura, io pivella e sciatta ascoltatrice di quello-che-capita-senza nemmeno conoscere il titolo, perfino di una canzone per me identificabile da sempre e da qui nei secoli a venire semplicemente come “Quella sua maglietta fina”, di tutta una valanga di canzoni che in realtà già conoscevo ma di cui ignoravo, nell’ordine:
chi le canta
a che età risalgono
come si intitolano.
Canzoni anche molto belle, toccanti, a volte struggenti, talmente profonde da indurmi, per la musica o per le parole, a fermare il movimento dello straccio intriso di Matsrolindo, appoggiarmi romanticamente allo spazzolone e riflettere su un concetto o una sequenza di note.
Perché una canzone come questa

Con la voce graffiante di Mia Martini fa venire i brividi; allo stesso modo parole come “ a chi insegneremo quello che, noi due imparammo insieme….”, in una famiglia composta di sole due persone, qualche riflessione la strappa; poi però capace che arrivano Zucchero con Baila Morena e Gianni Togni con Luna ed ecco che ci scappa un balletto o una cantata a squarciagola.
Data l’estrema varietà delle reazioni provocate dunque, sempre diversi sono gli scenari che di volta in volta si aprono agli occhi dell’amato bene quando si affaccia sull’uscio di casa, di ritorno dal lavoro.
E nell’ordine può trovare me, sua moglie:

A) aggrappata allo spazzolone, intenta a brandirlo come l’asta di un microfono, mentre canto a squarciagola, sentendomi a metà fra Tina Turner e Aretha Franklin;

B) scalza, in piedi su una sedia, mentre ballo convulsamente su una canzone che mi riporta ai tempi del liceo e delle feste di pomeriggio;

C) ancora aggrappata allo spazzolone di cui sopra stavolta però ripiegata su me stessa mentre piango a dirotto per colpa di una melodia struggente.

Quest’ultimo caso si verifica un po’ più spesso dei primi due, per essere onesti.
Che poi io la mia playlist me la faccio da sola: scegliendo accuratamente brano per brano e alternando saggiamente uno lento e strappalacrime a uno veloce e allegro.
Se poi lui mi rientra sempre quando è in corso una canzone toccante e io mi struggo di conseguenza, mica è colpa mia.

@@@@@@@@@


Impazzava nel web forse un paio d’anni fa.
L’ho visto da Fausta, per la primissima volta, poi da Arabafelice e poi in tanti altri blog.
Come al solito io arrivo, comodamente, dopo li fochi, ma meglio tardi che mai, anche perché la curiosità me la dovevo togliere, per tornare a prendere serenamente sonno la sera.
Facile è facile. Veloce manco a dirlo. Una vaschetta di gelato che non sapete più dove mettere perché il freezer straripa? Un gusto che a mangiarlo così non vi entusiasma? La voglia irrefrenabile di accendere il forno pure il giorno di ferragosto?
Tutti ottimi motivi per provarlo questo plumcake. Che è strano forte, sì. Ma anche tanto buono.
Io ho usato un gelato al gusto tiramisù con pezzi di biscotti savoiardi e aroma di marsala.
Non l’ho cosparso di zucchero a velo una volta sfornato, ma considerando che è davvero poco dolce, consiglio caldamente di farlo.
Non è sicuramente adatto a un dopocena, visto il saporino tenue e delicato, ma alla meranda o alla colazione sì, a voja!

Ingredienti
1 vaschetta di gelato, del gusto preferito, da 500 gr
180 gr di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere

Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°.
Far ammorbidire un po' il gelato a temperatura ambiente,

 quindi unire la farina setacciata con il lievito e amalgamare bene con una spatola.

Versare il composto in uno stampo da plumcake foderato di carta forno e cuocere per circa 40-50 minuti, affidandosi come sempre alla prova stecchino.




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...