"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 21 luglio 2014

#11 Club Sandwich di melanzane - Estivamente StagioniAMO!


Nonostante qualche incertezza che per un attimo ha fatto pensare di essere transitati direttamente dalla primavera all’autunno, saltando a piè pari la bella stagione, pare proprio che ora il caldo sia scoppiato.
E con lui il sole cocente, di quelli che fanno sudare ma anche venir voglia di piatti freschi e leggeri.
Come un secondo a base di verdure (ovviamente di stagione) in cui l’utilizzo del forno è solo una chicca in più.
Un optional.
Un trascurabile orpello.
Perché nella ricetta che segue le melanzane si possono anche semplicemente grigliare, mica è obbligatorio servirsi del forno.
Volendo esagerare si potrebbero perfino friggere, ma mica bisogna per forza essere masochisti.
Io, che invece masochista lo sono eccome, e non c’è altra stagione di questa in cui usi più spesso il forno, ho scelto di farle proprio lì dentro, innalzando la temperatura di tutta la casetta ben oltre i 30° gradi segnalati dal termometro sul balcone…
In qualunque modo decidiate di immolarvi tuttavia, le melanzane fanno subito estate e piatti da godersi in serata al fresco di una terrazza o sotto una pergola in giardino (come naturale compensazione la caldo patito cucinando).
Come qualunque sandwich che si rispetti si può farcire con qualsiasi cosa secondo gusti e disponibilità del frigo: una caprese per esempio, alternando fette di pomodoro e mozzarella.
Salmone e provola, o un caprino fresco accompagnato da filetti di acciughe.
Tutto, perfino sottilette e prosciutto cotto, come fosse un toast.
E farlo alto quanto si vuole, sovrapponendo fette e ripieno fino a che non crolla sotto il suo stesso peso!
Da scaldare o da mangiare freddo, che tanto è buono lo stesso.
Oltre che buone da mangiare, le melanzane e i loro fiori sono piante molto belle da vedere,
(dal web)
ragione che potrebbe invogliare a coltivarle anche sul balcone di casa, magari scegliendo le varietà più piccole, tipo la Slim Jim, quella di tipo lungo che produce frutti sui 10 cm; oppure la Violetta lunga palermitana.
Mentre tra le tonde si possono scegliere la Violetta nana precoce o, ancora meglio,  la Baby Rosanna, che produce un gran numero di frutti grandi al massimo come un uovo.
Ho scoperto inoltre, solo poco tempo fa, che la spurgatura con il sale serve essenzialmente a far assorbire alle melanzane meno olio in cottura: è un passaggio quindi che si può tranquillamente saltare qualora non debbano essere fritte!
Insomma, StagioniAmo continua imperterrito: in frigo, in forno, sui fornelli o a crudo.

Avevamo iniziato con gli sfiziosissimi crostini di Marzia, che le melanzane le aveva ridotte in crema per farne un hummus di quelli indimenticabili.
Abbiamo proseguito con il primo a quattro mani frutto dell’incontro romano di Federica e Marzia, che insieme hanno preparato i Conchiglioni alla Norma, omaggio a quell’isola meravigliosa che è la Sicilia.
Siamo approdati qua, per il secondo e ora non ci resta che attendere il dolce (sì, anche quello a base di melanzane!), di cui si occupa ancora una volta lei, l’infallibile Terry.

Appuntamento dunque nella cucina di Crumpets&Co.
 la prossima settimana,
sempre di lunedì!!

@@@@@@@@@


Ingredienti (per 4)
3 melanzane tonde grandi
1 etto di speck
Una piccola provoletta affumicata
4 cucchiai di pesto
2 pomodori tondi lisci
Foglie di basilico
Pangrattato
Olio extravergine d’oliva
Sale


Procedimento
Tagliare a fette spesse circa 1,5 cm le melanzane, disporle su un vassoio e salarle.
Ungere una placca da forno e adagiarvi sopra le melanzane in un unico strato senza ulteriori condimenti. Infornare a 180° rigirandole ogni tanto, finché non saranno ben dorate su entrambi i lati (ci vorranno circa 10-15 minuti secondo lo spessore delle fette).
Quando saranno fredde, comporre i sandwich in questo modo: disporre su un piatto da portata una prima  fetta di melanzana;
pomodoro
pesto

melanzana
provola

melanzana
speck

Terminare con una fetta di melanzana cospargendola con poco pangrattato; irrorare con un filo d’olio e servire freddo o dopo un breve passaggio in forno, giusto il tempo che la provola inizi a fondersi.


mercoledì 16 luglio 2014

Tempo per me - Petti di pollo in crosta di mandorle


Finire di lavorare un venerdì.
Salutare malinconicamente i bambini sapendo di rivederli solo a metà settembre.
Ricominciare nuovamente il lunedì successivo.
Con altri bimbi, altre realtà.
Ancora più piccoli, sempre più impegnativi.
Recuperare gesti dimenticati, come quello di sostenere il passo incerto e traballante, ma molto spedito (della serie: accelero per non cadere - e poi cado lo stesso), di un ometto di 14 mesi.
Tutto rotoli di ciccia e grande determinazione.
Faticare a prenderlo in braccio, pur nel delirio di dolcezza che travolge.
Sentire reclamare la schiena, pensando a tutte le ore di posturale che ci vorranno per rimetterla in sesto.
Parare cadute, testate, sederate.
Scalare indenni lo scivolo per grandi, gli scalini di casa, la rampa dello stabilimento.
Schivare l’altalena in movimento, una pallonata in arrivo, un altro bambino che corre senza guardare dove va.
Raccattare giocattoli in ogni dove.
Risistemare cappellini scaraventati via con ostinazione.
Asciugare bavette perennemente colanti.
Pulire 10, 100mila volte mani diventate di sabbia e per questo portate alla bocca con ancora più gusto.
Spalmare protezioni solari.
Rispalmarle una seconda e anche una terza volta, che la prudenza non è mai troppa.
Rimuovere chilate di sabbia da mani, piedi, pancia, schiena, viso, testa.
Suoi e miei.
Rinunciare a rimuoverla proprio tutta, che tanto è una missione impossibile da demandare all’agognata doccia.
Placare le ansie e ignorare il vuoto chiacchiericcio del coacervo di tutte le donne vicine di ombrellone fra: mamme, nonne, zie, prozie, cognate di cognate, amiche di sorelle di cognate e perfette sconosciute.
In una guerra intestina in cui i bambini fanno solo da appendice e vengono branditi come pretesto e scusante.
Rassegnarsi ancora una volta all’evidenza che fare la tata oggi significa schivare i colpi/tenere a bada le frustrazioni/capire le impossibilità di genitori (e di nonne, zie…) anziché occuparsi solo dei bambini.
Astrarsi da tutto questo e riuscire ugualmente a stare bene con loro.
Tornare a casa col mal di testa e la sensazione di aver ruotato in una centrifuga di parole e sentenze.
Perlopiù inutili.
Ma in tutto ciò:
Riscoprire una nuova e dimenticata dimensione del tempo.
Uscire di casa alle 8.50 ed essere al lavoro alle 9 in punto.
A piedi.
Niente treni, niente banchine, niente annunci metallici di ritardi/soppressioni di corse/cambio binario.
La spiaggia invece dell’asfalto.
Il costume invece dei jeans.
A piedi nudi anziché con i sandali.
Riscoprire il tempo per poter fare la spesa dopo il lavoro.
Per decidere cosa cucinare anche la mattina stessa, senza dover scongelare.
Per cenare all’ora di cena e non a quella di andare a dormire.
Per ritirare i panni dallo stendino prima che scenda l’umidità della notte senza dover delegare l’amato bene (che l’umidità della notte la fa calare comunque prima di ritirarli).
Assaporare la libertà di pranzare con calma e a un orario umanamente accettabile anziché alle 12 come i frati dovendo poi scappare via subito dopo.
Col pranzo sullo stomaco.
E rinunciando a mangiare cocomero per paura di sforare i 40 minuti di viaggio e di autonomia prima di dover correre in bagno.
Concedersi il lusso della sacrosanta pennichella dopo pranzo.
A dormire proprio, a leggere o anche solo a guardare Fine Living.
Progettare con calma il pomeriggio, anche a non fare niente.
Contare i giorni che mancano alle ferie, sapendo però di ritrovarsi a lavorare in spiaggia il mattino dopo.
Che proprio ferie non sono, ma un po’ cominci a sentirtici.
Tempo al tempo,
e intanto
Tempo per me.

@@@@@@@@@@


Saporiti, croccantissimi e molto, molto gustosi.
La croccantezza è quella che mi ha più colpita: sembrano fettine panate, sembrano fritte!!
Un po’ seccante dover tirare fuori ciotole e ciotoline per sbattere l’uovo, passarci dentro i petti, infarinarli, passarceli nuovamente, terminare col trito di mandorle...che nell’economia di tempo di chi torna a casa alle 8 passate e non vede l’ora di aver preparato-mangiato-lavato i piatti- per potersi sbracare sul divano, riveste la sua enorme importanza. Ma insomma, superato il disappunto, ne vale davvero la pena!

Ingredienti (per 2)
300 gr di petti di pollo
70 gr di mandorle
1 limone bio
1 albume
5-6 foglie di salvia
Pangrattato
Farina
Sale
Pepe nero
Olio extravergine d’oliva

Procedimento
Sistemare i petti di pollo fra due fogli di carta forno e batterli leggermente.
Tritare grossolanamente le mandorle insieme alla salvia e a un po’ di pangrattato. Unire la scorza grattugiata del limone e un po’ di sale.
In una terrina sbattere l’albume con un pizzico di sale e pepe, immergervi i petti di pollo e passarli nella farina, poi nuovamente nell’albume, quindi nel trito di mandorle facendo aderire bene. Disporre le fette su una placca ricoperta di carta forno cosparsa di un filo d’olio, terminare con altro giro d’olio e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti o finché non saranno ben dorati.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...