"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

mercoledì 27 aprile 2016

Lo giuro! - Biscottoni da inzuppo di Vale


…che prima erano di Miciapallina che a loro volta erano di Lydia, ecc ecc.
Sì perché io di questi meravigliosi biscottoni, suggeritimi dall’infallibile Vale, sono andata a guardarmi  tutta la storia, dagli albori.
In verità cercando lumi sull’ammoniaca per dolci (e darmi un po’ di coraggio per superare il timore di utilizzarla).
 Innanzitutto per la puzza e chiamiamola col suo nome, che odore sarebbe davvero eufemistico.
Asfissiante, nauseante, terribile.                                                  
Che vedere l’amato bene aggirarsi per casa con il naso infilato nella maglietta a esplicitare con voce soffocata tutti i dubbi del mondo sul barattolo da 150 gr di ammoniaca (sì mi rendo conto che sarei potuta partire anche dalle normali bustine da 16 gr, ma quello ho trovato) è tutt’altro che incoraggiante.
Mi fa soffocare! Si lamenta guardando quasi con disprezzo i miei biscotti correndo ad aprire tutte le finestre.
Salvo poi servirsene a piene manciate una volta sfornati e raffreddati del tutto.
Ma sono buonissimi! Sembrano quelli rustici del forno di qualche paesino.
Il paragone mi suggerisce che si tratta di un apprezzamento e comunque ogni dubbio (mio stavolta) viene fugato dalla rapidità con cui finiscono, pur grandi come sono.
Perché sì, la prima volta non sono stata tanto lì a cincischiare.
Ho formato cilindroni volanti con il solo ausilio delle mani e nemmeno quello del piano da lavoro.
Acrobazie aeree per sgorbi di stazza importante da spatasciare direttamente in teglia senza troppi riguardi.
Il risultato è stato ottenere delle specie di sfilatini in miniatura dai quali l’ammoniaca ha faticato un po’ a evaporare subito del tutto.
Perché ecco, il segreto poi è questo: più saranno di dimensioni “umane”, non enormi, più in fretta l’effluvio pestilenziale li abbandonerà.
Che poi occhio: è vero che evapora tutto con la cottura, ma attenzione ad aprire il forno!
Una nube tossica investirà cose e persone non appena si aprirà anche solo un piccolo spiraglio. Mozzando il respiro.
La bella notizia è che a un certo punto svanirà come una bolla di sapone, tranquilli.
A patto però di lasciarli raffreddare proprio del tutto.
Per assaggiarli infatti bisognerà aspettare, con pazienza e fiducia, che siano completamente freddi.
Diciamo quasi gelati.
A quel punto, veramente, non sarà rimasta più traccia dei loro imbarazzanti trascorsi.
Ecco, questo non lo sapevo e la prima volta mi sono preoccupata.
Li guardavo e annusavo temendo di aver sbagliato qualcosa e che sarebbero finiti al secchio.
Mi sono fatta, scettica e sull’orlo della rassegnazione, sniffate infinite di ammoniaca fino a quando non è scomparsa (probabilmente dopo essere finita tutta nelle mie narici).
Ma solo il mattino dopo mi sono convinta che invece no, anziché al secchio non sarebbero arrivati nemmeno all’ora di cena, per quanto erano buoni.
Insomma, è una ricetta da fare previo voto di fiducia incondizionata e senza riscontri rassicuranti a cui appigliarsi in corso d’opera.
Non sono belli da vedere, puzzano, fanno impressione.
Sia mentre si impastano sia mentre cuociono.
Ma saranno come Cenerentola al ballo: subiranno una trasformazione radicale solo dopo l’intervento di una fatina, che in questo caso sarete voi.
Bisogna crederci alla cieca.
Ma io per loro, dopo averne scoperto la bontà assoluta, arriverei perfino a giurare, manina sul cuore e croce sulle labbra suggellata da un bacetto.
Vi vengo giusto incontro con una piccola dritta salvavita, qualora siate impressionabili o di stomaco debole come me.
L’impasto risulterà molto appiccicoso e la ricetta suggerisce di non aggiungere farina, ma semplicemente inumidirsi le mani per lavorarlo.
Ecco, io la seconda volta che li preparavo ho contravvenuto a questa regola infarinando un minimo il piano di lavoro e le mie mani.
I cilindretti da formare e ritagliare sono venuti decisamente meglio, sia perché così è più facile lavorare il composto sia soprattutto perché vedere quell’impasto (che proprio nulla da crudo ha di attraente, anzi fa piuttosto impressione) inumidito dall’acqua fa passare la voglia di perseverare nell’impresa.
Per gli aromi, i profumi, le golosità da aggiungere, non c’è che l’imbarazzo della scelta: scorza di limone, di arancia, di cedro; zenzero, cannella; semi di finocchio o di anice.
E ovviamente cacao per la versione super golosa (guardare qua per credere).
Ma comunque li facciate, fosse pure al naturale senza altre aggiunte, sappiate che non potrete più farne a meno perché sono davvero spettacolari.
Io direi che sono a posto: con un etto e mezzo di ammoniaca potrò farne da qui all’eternità.


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Qui la ricetta di Valeria, di seguito la mia versione

Ingredienti (per circa 35 biscotti)

500 gr di farina di farro
200 gr di zucchero grezzo di canna
50 gr di latte (di riso/avena/soia o quello che avete in casa) tiepido
35 gr di olio di semi
35 gr di olio extravergine d’oliva delicato
2 limoni bio (la buccia grattugiata)
1 bacca di vaniglia (i semini)
2 cucchiai di semi di anice
10 gr di ammoniaca per dolci


Procedimento
Sbattere lo zucchero con le uova in una ciotola capiente e quando saranno gonfie e spumose aggiungere l’olio. Abbandonare la frusta elettrica, mescolare la farina con la buccia dei limoni, i semini di vaniglia  e quelli di anice e unirla al composto di uova con l’aiuto di un cucchiaio di legno.
Scaldare il latte in un pentolino grande e scioglierci dentro l’ammoniaca (che gonfierà moltissimo), quindi unirla al composto e lavorarlo bene per amalgamarla. A questo punto infarinarsi le mani e prelevare dei pezzi di impasto. Rotolarli sul piano di lavoro (anch’esso infarinato) formando dei cilindri e da questi ritagliare dei bastoncini di circa 10 cm. Disporli via via su una placca ricoperta di carta forno, ben distanziati, visto che in cottura tenderanno a  crescere molto e farli cuocere a 180° (preriscaldato) per circa 15-20 minuti, secondo il forno  e comunque finché non risulteranno dorati in superficie.
Aprire con cautela il forno tenendo il viso scostato, quindi lasciarli raffreddare completamente prima di gustarli.

N.B: nel forno non resterà traccia di odore (altra mia paura successivamente fugata), tanto che io ci ho cotto tranquillamente la pizza subito dopo.







martedì 19 aprile 2016

Incredibile - Biscotti di Quinoa (senza lattosio, senza lievito)


È passato in sordina, senza clamori né fanfare né proclami.
Ma ha compiuto un anno esatto.
Anzi, al momento attuale: un anno, un mese e 6 giorni, per la precisione.
Dopo un addio sofferto, combattuto, travagliato.
Dal giorno alla notte, per paura di ripensarci.
Per non voltarmi indietro e tornare sui miei passi.
Uno strattone unico, una botta in testa, un colpo allo stomaco.
Perché (…perché?) quando decido una cosa la faccio e basta.
L’ultimo caffé aveva il sapore amarissimo di tutto il pathos di quell’addio.
Eppure io lo prendevo proprio così: amaro.
Questo non significa che abbia smesso di amarlo alla follia.
O che mi sia abituata, rassegnata, fatta una ragione.
Ma ci sono certi amori incompatibili, irrealizzabili, destinati a rimanere platonici.
È stato bello finché è durato.
Bellissimo.
Quell’aroma intenso, quell’effluvio che significava:buongiorno, ma anche buon pomeriggio, datti una mossa, buonanotte, buona digestione, vieni qua che ti abbraccio.
Il caffé per me era tutto questo: una coccola, un momento di riflessione, uno scambio di idee, una pausa, un sospiro di sollievo, un attimo tutto mio, una sferzata di energia, perfino un augurio di sogni bellissimi.
Che a me non ha mai agitato o  impedito di dormire, pure preso la sera.
Ecco, quell’amore è sempre lì: vivo e pulsante come non mai.
Nemmeno lontanamente compensato dalla vaga sopportazione di quella ciofeca dell’orzo solubile.
O del caffé di cicoria (eh già).
Solo che adesso è un amore esclusivamente platonico.
Fatto di profonde sniffate, grandi afflati, infiniti sospiri.
Ricordi indelebili sul filo della commozione.
E no, nemmeno io avrei mai pensato di esserne capace, di poter fare a meno di lui.
Ma c’è un filo di masochismo in questa idea, dopotutto, di riconquistata libertà…
Che fosse stato per me avrei continuato felicemente a essere prigioniera/schiava/irrecuperabile seguace di quella bella abitudine.
Quindi oggi, signori, sono quattrocentodue giorni che non bevo un caffè.
Che sia messo agli atti. 
E se ne tenga conto nel caso si avvisti una col naso all’insu e principi di svenimento aggrappata alla vetrina di Castroni.



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La sperimentazione di questi biscotti è di due settimane fa. Lo scorso fine settimana infatti ne abbiamo sfornati altri, perché sì, da che non potevo nemmeno pensare di potermi mettere lì a confezionare biscotti a che mi ritrovo a sperimentarne un tipo diverso ogni settimana. Perché fare colazione sempre nello stesso modo, senza più la rassicurante routine della tazzina di caffè (attorno a cui tutto ruotava), non mi appaga.
Allora cambio, provo, sperimento, scopro….e la quinoa è stata proprio una gran bella scoperta!
N.B.: va risciacquata molto bene prima di utilizzarla per eliminare eventuali residui naturali di saponina che la rivestono rendendola amara.


Ingredienti (per circa 20 biscotti)
75 gr di semi di quinoa
180 gr di farina di riso
150 ml di latte di avena (o di riso/farro/mandorla: quello che avete in casa)
90 gr di zucchero di canna
2 cucchiai di olio di semi
1 cucchiaio di succo di limone
1 uovo
I semini di una bacca di vaniglia
La buccia grattugiata di un limone bio


Procedimento
Raccogliere la quinoa in un colino a maglie strette e sciacquarla abbondantemente sotto l’acqua corrente fino a quando non cesserà di fare schiuma. Metterla in un pentolino insieme a latte, vaniglia e scorza di limone, quindi portarla a ebollizione e lasciarla cuocere, mescolando ogni tanto, per una decina di minuti, fino a quando il latte sarà completamente assorbito.
Disporla in una ciotola e lasciarla raffreddare. Aggiungere l’uovo e lo zucchero, poi l’olio, il succo del limone e progressivamente la farina, impastando bene. Prelevare piccole porzioni di impasto, disporle su una teglia ricoperta di carta forno e cuocere a 180° (preriscaldato) per circa 20 minuti.




martedì 12 aprile 2016

Iniziative - Biscotti di riso al limone


Oggi ho voluto dare alla pizza un tocco di colore e anche un sapore diverso!
In effetti mentre rimuovo il plaid dalla teglia per condirla e infornarla intravedo, sotto la pellicola, tanti puntini verdognoli che ne decorano la superficie.
Tremo all’idea di sapere con cosa abbia deciso di arricchirla.
Ma non era già tanto buona così? – azzardo come se si potesse tornare indietro a quella mattina in cui ha impastato e non fossero invece già quasi le 9 di sera e io stessi per infornarla.
Dai prova a indovinare cosa ci ho messo! – prosegue l’amato bene tutto baldanzoso e soprattutto molto fiero.
Non è che per farlo debba esaminare tutto lo scibile delle erbe commestibili dal momento che in giardino abbiamo solo rosmarino, salvia e alloro, mentre della menta sono rimaste poche tracce che lui, ne sono certa, ignora perfino.
Beh in realtà ci sarebbe anche tutto l’armamentario dei 30 barattolini  di spezie varie, ma i puntini sulla pizza sono verde brillante quindi escludo erbe secche.
Ma tanto non resiste:
Vabbè dai te lo dico: salvia! Che poi ho scelto all’ultimo, eh? In realtà sono stato tentato di mettere il timo limone ma poi l’ho annusato e mi è parso troppo forte come aroma.
Ripenso all’unica piantina di timo-limone comprata 4-5 anni fa e quasi subito stramazzata sotto i colpi del mio infallibile pollice verde.
Scusa, ma dove hai visto il timo limone?
Come dove? Tutto quel cespuglio sotto il muretto, pieno di fiori rosa che profuma tantissimo.
Il geranio odoroso, signori.
Che profuma di citronella e che io ho piantato come antizanzare.
(Ma se qualcuno ne conosce un possibile utilizzo in cucina parli ora, che può essere che involontariamente si sia scoperta una cosa nuova)



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Fragranti e meravigliosamente profumati di limone. Una parte li ho lasciati così, alcuni li ho schiacciati e guarniti con fettine sottili di limone spolverizzate di zucchero di canna, copiando l’idea da una ricetta di biscotti veg. Non saprei dire quale sia il più buono!

Ingredienti (per circa 20 biscotti)
250 gr di farina di riso
50 gr di fecola di patate
100 ml di olio di girasole
80 gr di zucchero di canna
1 uovo
1 cucchiaino colmo di lievito
buccia e succo di un piccolo limone
1 pizzico di sale


Procedimento
Preriscaldare il forno a 180° e ricoprire una teglia di carta forno.
Setacciare le farine insieme al lievito.
Rompere l’uovo in una ciotola. Unire l’olio, lo zucchero, il sale, il succo e la buccia grattugiata del limone. Incorporare poco alla volta la farina mescolando fino a ottenere un composto lavorabile con le mani.
Staccare piccole porzioni di impasto, formare delle palline e disporle sulla teglia.
Eventualmente schiacciarle e ricoprirle con fettine sottili di limone da spolverizzare con un cucchiaino di zucchero di canna.
Cuocere per circa 20 minuti o fino a quando avranno assunto un bel colore dorato.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta L orto del bambino intollerante dei blog Senza è buono e Una tavola in tavola- Il mondo di Ortolandia per la categoria Senza glutine



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