"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

giovedì 20 novembre 2014

Color color....giallo!!! – Cupolette di cous cous


Non è mia abitudine partecipare ai contest con ricette prese da altri blog.
Ma questa di Maria fa eccezione, perché me ne sono innamorata circa 3-4 anni fa, il giorno stesso in cui lei l’ha pubblicata, conquistata definitivamente la prima volta in cui l'ho provata.
Da allora l’ho variata, declinata, personalizzata fino a  farla diventare una…ricetta di famiglia.
Ruolo che le è stato riconosciuto a pieno titolo dopo il terzo anno consecutivo che la proponevo per il mio compleanno.
Così buona, pratica e anche bella da vedere che continuo a riproporla senza stancarmi mai.
Il cous cous, almeno quello precotto, già si prepara velocemente di suo. Questo, con la “cottura a freddo”, è uno di quei piatti che ci cucinano da soli, stando lì. Nel frigo, per giunta.
 E che hanno il vantaggio, per me imprescindibile, di poter essere preparati in anticipo.
 Così da potersi godere la cena insieme agli invitati e di non doversi confinare in cucina a spignattare fino al momento di sedersi a tavola (e anche oltre).
Ecco, questo piatto qua si prepara addirittura il giorno prima!
Considerato che siamo a novembre ma ancora fa caldo;
che già da un po’ sono spuntate decorazioni natalizie e piramidi di panettoni&pandori ma nelle ore centrali della giornata ancora si gira in maniche corte;
che è quasi Natale ma io non ho ancora mai preparato una zuppa che sia una
…direi che un piatto freddo, di questi tempi, è proprio quello che ci vuole.
Estivo solo per dire, che per un buffet qualsiasi, in qualunque stagione dell’anno è sempre azzeccato.
Allora, per tutte le ragioni di cui sopra, per il contest di Fausta e Cinzia ho scelto questa ricetta, che dubbi sul colore stavolta non dovrei averne.
È proprio giallo-arancio (anche perchè l'Autrice le aveva chiamate "Le gialle cassatine di cous cous)
Ed è proprio un primo (anche piatto unico, ma insomma…facciamo primo)!!
Perfino l’amato bene non avrebbe dubbi sul colore (ma mi guardo bene dal chiederglielo, stavolta).
La ricetta originale, così come era nata, la trovate qua;
Di seguito la versione con tutte le mie varianti/aggiunte e omissioni da 3 anni a questa parte.

@@@@@@@@@


Ingredienti (per 8 persone)
500 gr di cous cous precotto (anche integrale)
1 kg di pomodorini
110 ml di succo di limone (corrispondono a circa 4 limoni medi)
120 ml di acqua a temperatura ambiente
5 scatolette di tonno sottolio da 80 gr
2 bustine di zafferano
1 peperone verde
1 carota
½ cipolla rossa
Una quindicina di foglie di menta fresca
Una manciata di foglie di basilico
Olio extravergine d’oliva
Peperoncino
Sale

Peperoncini farciti di tonno per decorare


Procedimento

Le operazioni preliminari da compiere sono:
-arrostire il peperone, spellarlo e privarlo dei semi
-tritare la cipolla e lasciarla appassire in padella con poca acqua per renderla più digeribile (operazione facoltativa: se la si gradisce lasciarla cruda, al naturale, saltando questo passaggio)
-tagliare a metà i pomodorini e privarli dei semi
-mettere via una tazzina da caffè della dose prevista di acqua per sciogliervi dentro lo zafferrano
-tagliare a dadini piccolissimi il peperone, la carota e i pomodorini.


Dopodichè:
Armarsi di una ciotola molto capiente, mettere la semola e versarvi a filo acqua e succo di limone mescolando con un  cucchiaio di legno per farla gonfiare. Infine aggiungere l’acqua allo zafferano.
Insaporire con sale e peperoncino quindi unire i quattro ingredienti tagliati, il tonno, la menta e il basilico spezzettati con le mani e irrorare di abbondante olio.
Appena il tutto sarà amalgamato molto bene, coprire la ciotola con un piatto e lasciare riposare in frigorifero tutta la notte, mescolando di tanto in tanto (prima di andare a dormire...).


Tirare fuori dal frigo un paio d’ore prima di servire (anche d’estate), mescolando e, nel caso, aggiungendo un altro po’ di olio.

Per servire:
scegliere una ciotola a cupoletta, riempirla di cous cous, schiacciare leggermente e rovesciarla sul piatto decorando con un peperoncino ripieno o foglie di menta e basilico.


 Anche questa ricetta partecipa al contest "Sfumature di gusto", 
dei blog:
nella categoria primi, ancora più rigorosamente di colore giallo/arancio!

lunedì 17 novembre 2014

#27 StagioniAMO da favola - Tortino di zucca, patate e cipolle

Non posso fare a meno di pensare alla carrozza di Cenerentola, quando la guardo.
 (dal web)
E il fatto che sia stata solo l’incommensurabile generosità di una Fata Turchina (che come condizione aveva posto giusto la questione dell’orario…) ad aver trasformato una zucca in carrozza la rende, ai miei occhi, ancora più simpatica e affascinante.
Anche se il tutto aveva una durata assai limitata nel tempo e suscitava una profonda antipatia per quell’imbranato del principe che, tutto preso dal ritrovamento della scarpetta, abbandona quel barlume di perspicacia che aveva avuto fin lì di correre dietro alla misteriosa ragazza.
Salvo poi mettersi a cercarla  per mari e per monti.
Ma tanto bastava per pensare che sì, qualsiasi zucca potesse trasformarsi in un cocchio dorato.
E far sì che la fantasia, almeno da queste parti, perdurasse oltre la soglia dei 40 anni (e non accennasse, ancora, a spegnersi).
Certo quella era tutta infiocchettata e scintillante, con grandi ghirigori e una forma ben più che aggraziata.
Le zucche con cui solitamente ho a che fare io sono mostri informi perlopiù inafferrabili perfino con due braccia, di una decina (minimo) di chili l’una.
Da dividere abbastanza in fretta (una volta aperta) in tanti spicchi (eufemismo per definire pezzature dal chilo in su) da distribuire al maggior numero di persone che possano mai venire in mente.
Ma io sono sempre molto felice quando mi trovo ad averci a che fare, anche se mi coglie un po’ l’ansia da esubero.
Anche se passo pomeriggi a sbucciarla, farla a tocchetti o a fettoni, pesarla e insacchettarla.
(E a etichettare i sacchetti)
Anche se mi ritrovo il congelatore ingolfato fino all’arrivo dei primi caldi.
Anche se devo escogitare ogni volta trucchetti più sofisticati per somministrarla di nascosto all’amato bene senza che se ne accorga (troppo).
Che in certi casi altro che la Fata Turchina mi servirebbe.
Perché io il piatto a base di zucca che amo di più è il semplice risotto, solo olio e cipolla e al massimo una fogliolina di salvia.
E lì c’è poco da nascondere: allora devo rassegnarmi a prepararlo solo per me.
È pur vero tuttavia che con la zucca si fa proprio di tutto.
Dall’antipasto ai dolci, passando per i primi (asciutti e in bordo), i secondi e pure i contorni.
Declinandola in tortini, piatti unici, e ripieni per paste all’uovo.
Creme, vellutate e mousse. Dolci e salate.
E ancora budini, confetture e salse piccanti d’accompagnamento (memorabile il chutney di zucca ricevuto in regalo lo scorso anno!).
E poi, carrozza di Cenerentola a parte, mi fa pensare proprio a un contenitore: per servire una pasta, un risotto.
Per intagliarla (non necessariamente con la faccia da mostro) e metterci dentro candele.
Per svuotarla e trasformarla (senza l’ausilio di una bacchetta magica) in vaso riempiendola di terra e fiori, ma anche di acqua e tea light.
Oppure senza tanta fatica: riservare quelle grandi alla cucina e prendere qualche piccola zucchetta decorativa, ognuna di una forma diversa magari, semplicemente da tenere lì.
Per ammirarle seduta davanti al camino scoppiettante, con Venceslao sulle ginocchia, in attesa che arrivi, anche per me, sta benedetta Fata Turchina.

@@@@@@@@@@


Niente cotture preventive della zucca. Nessuna prelessatura né abbrustolitura in forno per conto proprio.
Tagliata a fette non troppo spesse (ma nemmeno così sottili), intervallata a strati con cipolle e patate, si cuocerà perfettamente come una qualsiasi altra pietanza che necessiti del forno.
Basta tagliare/stratificare/condire e via: il resto lo farà il forno e il risultato sarà altamente appagante!

Ingredienti
Un bel pezzo di zucca da circa 500 gr
3 patate medie
1 cipolla bianca grande
80 gr di parmigiano
Una ventina di foglie di salvia
Noce moscata
Peperoncino in polvere
Sale
Pepe
Olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di pangrattato

Procedimento
Affettare la cipolla, le patate e la zucca non troppo sottili, oliare una teglia preferibilmente in pirex in modo che gli strati di colore siano visibili e comporre il tortino nel modo seguente:

cipolle/sale/pepe
patate/noce moscata/parmigiano
zucca/salvia/sale/peperoncino

…proseguendo fino a esaurimento degli ingredienti o dello spazio nella teglia.

Terminare con uno strato di zucca, cospargere tutto di pangrattato e parmigiano, completare con un giro d’olio e infornare in forno già caldo a 200° per circa 35-40 minuti o finché, infilzando uno stecco lungo nel tortino, questo non incontrerà resistenza.


Note:
-         si può conferire un sapore più deciso miscelando metà parmigiano e metà pecorino
-         non serve mettere olio fra uno strato e l’altro, nel caso limitatevi proprio a un filo e non fra tutti gli strati.

Appuntamento lunedì prossimo nella cucina di Crumpets&Co. per il dolce di Terry, io intanto 
VI RICORDO IL NOSTRO CONTEST CHE STA PER SCADERE!!



lunedì 10 novembre 2014

Strega comanda color….. - Treccione di ricotta e spinaci


Sembra facile, ma come al solito mi perdo in mille rivoli.
Penso, rifletto, complico, mi incasino, meravigliosamente bene, la vita e la cucina.
Che pare facile scodellare piatti di vari colori.
A pensarci dici: che ce vo?
Verde per gli antipasti; giallo/arancio per i primi; marrone/nero e bianco per i dolci: non è forse ovvio?
Un gioco da ragazzi.
Una piccolissima esitazione solo sui secondi magari: rossi/rosa/viola.
Ma è proprio un’inezia.
Poi cominci a stabilire seriamente.
A pianificare.
Allora scopri che ti vengono in mente tanti piatti.
Tantissimi.
E così vari da avere l’imbarazzo della scelta.
E non vedi l’ora di pubblicarli: tutti! Che mannaggia, peccato che le categorie sono solo 4!
Poi… nascono trascurabili intoppi.
Hai pensato a 4-5 primi.
Tutti verde (e no: il verde è per antipasti e contorni).
Vabbè, passiamo ai secondi: ammazza ne avrei 3-4 da proporre.
Eh però sono tutti marrone (peccato: il marrone è per i dolci!)
Ah ma sui dolci nessun problema: te ne vengono in mente a catafascio, perfino un paio rossi e uno viola, toh (beh, però quelli sono i colori dei secondi).
Tutti i piatti possibile e immaginabili ti vengono in mente.
Di tutti i colori e le sfumature.
Ma ce ne fosse uno della categoria giusta.
E siccome tutto sei fuorché una tipa che si prende alla leggera e vive le cose in maniera semplice e magari anche (ma perché no, almeno qualche volta?!) approssimativa, cominci a mettere in discussione tutto.
A cercare il pelo nell’uovo, a non accontentarti, a vedere sfumature non proprio allettanti (giallo pallido/rosa sbiadito/verde marcio).
A mettere in discussione perfino le poche certezze.
Come quella, risaputa e comprovata, di non poter assolutamente contare su un parere spassionato dell’amato bene.
Che è discromatico ma che soprattutto non va troppo per il sottile e detesta cavillare.
Definizioni ardite come:
giallo paglierino
rosa antico
marrone testa di moro
verde sottobosco
per lui sono solo insulti e attentati all’equilibrio psichico di una persona normopensante.
Giallo è giallo
Verde è verde
Rosso è rosso
Che vordì “antico”? e allora rosa moderno com’è? – sarebbe capace di obiettare.
Figuriamoci definire un colore con un oggetto, un frutto, un ortaggio, un animale:
albicocca/pesca/salmone
melanzana/vinaccia/lavanda
tortora/fango/polvere
….carta da zucchero!
come si fa a voler indossare un vestito o ridipingere una parete del colore del fango? – si inalbera
E che colore può mai avere la polvere? – filosofeggia schifato.
Poste queste doverose premesse, alla luce di tali fatti, posso io pensare mai di andare lì da lui a chiedergli:
Amore, secondo te questo piatto posso definirlo rosso?
Ma più testarda di un mulo, ignorando buon senso e salvaguardia personale, logica e raziocinio…io non resisto e sì, vado lì a chiederglielo lo stesso.
Avendo pure l’ardire di stupirmi della risposta.
Aò, a carne de manzo è rossa. Se chiama proprio così: carne rossa. Che altro te serve sapè?
Fine della storia.
È uno pratico lui.
Il colore che assume una volta cotta è un dettaglio.
e lasciala ar sangue” chiosa ormai spazientito.
Logica ineccepibile.
E tanti saluti all’originalità della pensata.
Niente devo sbrigarmela proprio da sola.
Eh ma l’ennesimo sfizio me lo sono levata eh?
Un giochetto che faccio sempre per concedermi una sottile vendetta.
Solo che stavolta va avanti a oltranza da giorni ormai:

Amore per favore potresti prendermi nel secondo cassetto del settimino i calzini lilla?
… dentro la credenza il canovaccio terra di siena?
…in mezzo al mucchio di panni il pigiama avorio (da non confondere con quello bianco sporco)?
…nella cesta da lavare la sciarpa cobalto?
Perché non recuperi a casa dei tuoi quella bella giacca fumo di londra?
La camicia che cerchi l’ho messa accanto al maglione petrolio.
Oh, ma guarda oggi che bel cielo indaco!

Ora medito di passare alla gamma dei melange.

Se l’è cercata.

@@@@@@@@


Allora ecco, pur tra mille perplessità, notti in bianco, confronti aperti, messa in discussione perfino dei colori primari, per il contest indetto da due gagliarde signore, Fausta e Cinzia, avrei stabilito di iniziare proprio dal verde, da un aperitivo (ma anche antipasto/secondo...comunque lo si voglia declinare insomma..) sepolto in archivio e finora, per mancanza di tempo, mai pubblicato.
Un verde melange, un po’ sottobosco, un po’ muschio fresco.
Sperando che vada bene…magari nel frattempo sottopongo il quesito-colore alla mia metà…


Ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia rotonda
500 gr di spinaci
400 gr di ricotta di pecora
2 uova
½ cucchiaino di noce moscata in polvere
La buccia grattugiata di mezzo limone
Sale
Peperoncino

Procedimento
In un largo tegame mettere a scaldare un dito di acqua. Non appena raggiungerà il bollore, immergervi gli spinaci, coprire e farli appassire un paio di minuti, dopodiché scolarli e lasciarli raffreddare nello scolapasta.
Nel frattempo lavorare un po’ la ricotta con una forchetta insaporendola con la noce moscata, la scorza del limone grattugiata, e un pizzico di peperoncino. Quando saranno freddi, unire anche gli spinaci tritati al coltello e amalgamare tutto con un uovo e un albume.
Srotolare la pasta sfoglia sul piano di lavoro, direttamente sulla sua carta, e sistemare al centro il ripieno. 

Praticare con la rotella dentellata delle strisce diagonali dal bordo verso il centro (a spina di pesce) e sovrapporle a due a due sul composto, come per intrecciarle. 

Spostare il treccione sulla placca del forno (aiutandosi con la carta forno usata come supporto) e spennellare con il tuorlo rimanente.

Infornare in forno già caldo a 200° per circa 25 minuti o finchè non avrà raggiunto un bel colore dorato. Quando sarà pronto lasciarlo raffreddare qualche minuto quindi servirlo tagliato a larghe fette.

Questa ricetta partecipa al contest "Sfumature di gusto" dei blog Caffè col cioccolato e Essenza in cucina, nella categoria Antipasti, rigorosamente di colore verde.
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