"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

giovedì 4 febbraio 2016

Riscatto - Insalata di orzo e pere



Tu pensa: stamattina sul treno mi sono addormentato e sono dovuto scendere alla fermata successiva facendomela a piedi!
Mi faccio improvvisamente attenta sospendendo perfino il complicato lavoro di condire l’insalata.
Ascolto questa candida confessione trattenendo il respiro.
Capirai, lo viene a dire a me?
Che sono la regina della distrazione.
La combina guai per antonomasia.
La star delle fermate saltate o dei treni presi a casaccio.
Quella che per sbadataggine scende anche due fermate dopo (quando va bene e si ridesta abbastanza per tempo) e rientra a casa alle dieci di sera per dover aspettare il treno che la riporti indietro.
Che si scorda la borsa al lavoro e saltella da un treno all’altro per andarla a recuperare.
Cospargendosi ampiamente il capo di cenere ogni volta che deve telefonare a casa per avvertire che purestaserarrivotardi  e soprattutto spiegarne le ragioni.
Quella che sbaglia pullman.
O che, persa nella lettura di qualche libro, sale su un treno qualsiasi e finisce a viaggiare in direzione Roma sud.
Che solo per puro caso non è ancora finita su qualche giornale per essersi addormentata di sasso e rimasta sul treno parcheggiato fino al mattino dopo nella stazione di Grosseto.
O di Pisa Centrale.
Trovata dagli addetti alle pulizie che l’hanno cautamente risvegliata.
Che dopo si sorbisce pure le ramanzine, gli scherni, gli improperi, i telavevodetto incassando contrita senza battere ciglio.
Ti pare che devi essere così distratta? Come devo fare con te? Guarda che non ti vengo a riprendere: devi imparare a stare attenta quando cammini per strada o sei in mezzo alla gente. Mi fai stare in pensiero!
E via di questo passo.
È per questo, per la storica abitudine a stare dall’altra parte della barricata, che smetto di armeggiare con olio e sale e mi faccio attenta mentre l’amato bene butta lì la sua piccola disavventura.
Lui, il preciso, attento, irreprensibile militare.
Quello che nun ce lo freghi.
Non lo cogli in difetto, non lo sorprendi sul fatto increscioso, non hai da rimproveragli mai e dico mai una cosa fuggita al suo controllo.
E che ora sta lì davanti a me, raccontando la sua storia come fosse una cosa normalissima.
Perfino con risvolti comici!
Può succedere, no? Che sarà mai.
Mica solo perché a me capita con cadenza mensile devo sentirmi in difetto.
Non mi lascio sfuggire nemmeno un particolare, raccolgo dati e li immagazzino scrupolosamente, che ogni molecola di informazione potrebbe tornarmi utile, in futuro.
Qualsiasi parola potrà essere usata contro di lui.
Verrà usata contro di lui.
E sento montarmi dentro una grande soddisfazione.
Una incontenibile gioia mista a gratitudine.
Che una giustizia c’è sempre a questo mondo.
Basta saper aspettare.
Passo in rassegna tutta la gamma delle prese in giro.
Non sono l’unica sfasata della famiglia, dunque!
Ma per il momento mi limito ad accennare appena un sorriso, aggiungendoci pure una nota di compassionevole solidarietà, una pacca sulla spalla, quando ammetto che sì dai, può succedere.
Dall’alto di chi la sa lunga sull’argomento.
E che potrebbe tenere dei corsi accelerati in materia!
Mi astengo da ogni ulteriore commento.
Piuttosto schiatto ma non aggiungo altro.
Non per il momento, che certe cose vanno ponderate e sguainate al momento giusto.
Cerco di distrarmi pensando che in fondo non è tanto strano.
Del resto pure lui, come tutti, ha dei lati di sbrago totale e fantasia.
Lui che mentre fa la doccia ascolta radiononsocosa e quando a cadenze regolari parte Roma Roma Roma, core de sta città chiude l’acqua e con voce solenne intona il coro appresso a Venditti.
Sono sicura di poterne intuire anche la manina sul cuore e lo sguardo commosso.
Lui che non è interessato a sky né a mediast premium ma è un fedelissimo guaiachimelatocca di Teleroma56.
E che quando danno la partita della Roma in tv si mette anche il pigiama con i colori sociali e potrei saltellargli davanti vestita da folletto di babbo natale che manco se ne accorgerebbe.
Lui che sì signori: si è comprato (e indossa pure) un pigiama della Roma!
Focalizzerei questo punto.
Per dire che tutti, dietro una corazza inappuntabile e un’immagine da difendere, abbiamo vivaddio delle grandi aperture mentali.
Fantasiose.
Bizzarre.
Aspetto con ansia il momento in cui io, Pollon, dovessi sbagliare nuovamente treno e finire in qualche angolo remoto della terra.
Avrei di che argomentare.
Oh sì che ne avrei.
;-)))

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Ingredienti (x2)
160 gr di orzo (preferibilmente decorticato)
100 gr di fesa di tacchino arrosto
150 gr di piselli surgelati
1 pera
Olio extravergine d’oliva
Sale


Procedimento
Sciacquare e lessare l’orzo per il tempo indicato sulla confezione (40 minuti circa; altrimenti solo 10 per quello precotto). A dieci minuti dalla fine della cottura aggiungere anche i piselli (mettere tutto insieme nel caso dell’orzo precotto). Scolare bene, condire con un filo d’olio e lasciare raffreddare.
Tagliare la festa di tacchino arrosto a striscioline e poi a quadretti e unirla all’orzo. Sbucciare e tagliare a dadini anche le pere, unirle a tutto il resto, condire con un altro filo d’olio e mangiare subito oppure riporre nel portapranzo da portarsi al lavoro ;-)


lunedì 1 febbraio 2016

Conto alla rovescia - Biscottini di marmellata


Era maggio del 2015, nove mesi fa.
Malesia o Giappone?
Una domanda a bruciapelo, una risposta che però è affiorata d’istinto prima ancora che potessi afferrarla pienamente.
Quelle finestre di offerte da parte delle compagnie aeree che ogni tanto si aprono a voli super scontati (o quasi).
E che l’amato bene monitora capillarmente, non lasciandosene sfuggire una.
La scelta sembrava perfino ovvia: due anni fa la Cina, ora toccava al Giappone.
Ma io sono quella che da piccola non perdeva nemmeno una puntata di Sandokan, che piangeva a dirotto non appena sentiva partire la sigla finale, che restava in ambasce fino al giorno dopo quando finalmente si svelavano le sorti del mio eroe lasciato lì a soffrire, alle prese con il nemico di turno, che perlopiù era lo sterminatore di pirati in persona, tale James Brooke.
 Mentre quel gran pezzo di donna rappresentata da Marianna, altrimenti nota come La Perla di Labuan, al pari mio nonostante fossi ancora una sbarbatella quattrenne,  si struggeva di amore per lui.
Ecco, anche se la Malesia di oggi avrà poco a che vedere con le gesta della sua tigre (umana) più famosa, io non ho potuto fare a meno, messa alle strette, di preferirla al Sol Levante.
E pazienza se ci saranno 30 gradi all’ombra e un’umidità pari al 90%.
Pazienza se i livelli di smog a Kuala Lumpur sono uguali se non superiori a quelli di Pechino.
Ma l’altro mio sogno, nemmeno troppo nascosto, da quando le hanno costruite, è stato sempre quello di salire sulle Petronas.
Girare per Little India.
Perdermi fra i vicoli di Chinatown.
E poi sì, andare a visitare quella famosa giungla di cui il Borneo è solo una parte.
Allora abbiamo contattato via mail un’agenzia locale, per interrompere  a un certo punto il nostro vagabondare in autonomia e farci scortare qualche giorno nell’antica foresta pluviale del Taman Negara.
Abbiamo snobbato non a cuore leggero, ma convinti, il mare, le Perenthian, tutte le spiagge paradisiache di cui è piena.
Perché a noi nelle città piace immergerci fino in fondo, 2 giorni non ci bastano e stare sdraiati al sole, seppure in un luogo paradisiaco, ci pare tempo sprecato.
Allora dopo Kuala Lumpur, dopo la giungla, prendiamo un volo interno e i restanti cinque giorni li dedichiamo a Singapore, dove il caldo è sempre lo stesso, l’umidità sempre asfissiante, ma il capodanno cinese, che quest’anno ha inizio giusto l’8 febbraio, pare sia uno spettacolo imperdibile.
Era giugno del 2015  quando abbiamo definito e prenotato il tutto.
In mezzo ci sono stati: tutta l’estate, il mio compleanno, quello dell’amato bene, dieci giorni in Grecia, Natale, un fine settimana in Abruzzo, tutta la trafila per il rinnovo del passaporto e la programmazione di un altro viaggio ancora (fra altri 7 mesi).
Sembra incredibile, ma ci siamo quasi…


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La ricetta di questi biscott marmellata di kumquat appena fatta.
Ho apportato solo lievi modifiche, come quella di aggiungere un goccio di latte di riso nell’impasto visto che la mia marmellata è molto densa e di sostituire lo zucchero semolato con quello di canna, il succo di limone con aceto di mele. Non so come vengano con altre marmellate, con questa sono una vera goduria!


Ingredienti
gr. 200 di farina di farro bio
gr. 60 di zucchero semolato di canna
ml. 30 di olio di semi di mais
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di succo di limone aceto di mele
1 pizzico di sale
gr. 120 di Fiordifrutta ciliegie marmellata di Kumquat


Procedimento

In una ciotola riunire tutti gli ingredienti,

 impastare con le mani amalgamando bene, dopodiché trasferire su un piano e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo 

(se dovesse risultare troppo secco, aggiungere un goccio di latte, vaccino o vegetale). Ricavare delle palline e disporle su una teglia ricoperta di carta forno.

 Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 15-20 minuti secondo il forno.

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