"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 22 gennaio 2018

Chiarezza – Strudel di mele e zucca


Ha compiuto un anno già da un po’.
E in effetti la piccola biblioteca creata…in palestra in tutto questo tempo si è ampliata ed estesa. Arricchita perfino.
Di cose anche inimmaginabili.
All’inizio ci si avvicinava con circospezione, che quel bel foglio decorato e plastificato, elegantemente penzolante dal primo scaffale con tutte le spiegazioni del caso, non sembrava proprio meritevole di lettura.

Un ammennicolo, un vezzo fantasioso di chi ha avuto la bizzarra idea di creare una biblioteca in un luogo riservato perlopiù alla cura del corpo. E dell’estetica.
Cosa c’entrano dunque i libri?
Ma forti della convinzione che un sano allenamento fisico non possa prescindere mai da un altrettanto accurato sollazzo spirituale, noi ci abbiamo creduto!
Le parole erano state scelte con cura, la cornice intorno anche. Il luogo e il modo in cui piazzarlo poi erano stati oggetto di discettazioni vaste e varie.
Sembrava dovesse aprire un mondo, quel foglio lì. Spiegare, presentare questi libri e la nostra idea di diffonderli, condividerli, scambiarli.
Il perché e il percome.
Comprese tre piccolissime regole, tanto per non essere lasciati proprio in balia dell’anarchia totale e tanto per non ritrovarsi con l’intero patrimonio della nazionale di Castro Pretorio riversata su quei tre piccoli, eleganti e delicati scaffali.
Tre semplici regole:
- si può prendere solo un libro alla volta
- se ne può lasciare uno solo a patto di averne preso un altro
- prima di liberare un libro su uno scaffale, farlo presente in segreteria.
Con una nota finale che pareva pure superfluo e ridondante aggiungere: “sono esclusi libri di testo, volumi enciclopedici, dizionario”. (ti pare che a qualcuno possa mai venire in mente di donare a una biblioteca un dizionario di  turco-cispadano?)
Insomma, sembrava tutto così bello.
E chiaro soprattutto.
Ad essere chiara in ogni caso è stata da subito una regola non scritta ma tacitamente stabilita: quei libri potevano essere utili anche per le lezioni di posturale. Scelti con cura per altezza secondo l’inclinazione delle vertebre cervicali di ognuno e cambiati all’uopo nell’eventualità auspicata di qualche raddrizzamento.
Del resto, sempre per la testa servono.
Che totalmente oscure continuassero invece a rimanere le parole di quel piccolo foglietto esplicativo ho cominciato a rendermene conto molto presto.
A cominciare dal fiorire autonomo di libri, sui medesimi scaffali, nonostante la raccomandazione di consegnarli in segreteria per poterci apporre un timbro di riconoscimento. Così, tanto per sentirci tutti parte di una stessa famiglia.
Ma vabbè, non è che ci si possa ricordare proprio di tutto -  mi dicevo conciliante.
Poi sono iniziati a  fioccare i primi manuali: un tomo d’arte di Bonito Oliva in persona e un compendio di storia per la terza media…
Aspettavamo con fiducia il dizionario di cui sopra.
È vero che sono solo 3 regole, ma l’entusiasmo a volte ti fa dimenticare anche quelle -  mi raccontavo con convinzione sempre più vacillante.
Ma non avevamo ancora visto tutto. E dopo libretti di cucina estrapolati a collane vere e proprie, opuscoli informativi su erbe spontanee e olii essenziali, copie omaggio di ricettari di Eataly che è-un-peccato-buttare-portiamoli-in-biblioteca, è apparso un… libro di esercizi e verifiche per la quarta elementare.
Ma è stata una lezione di ginnastica posturale con i consueti libri sotto la testa a illuminarci sul reale impatto di quel breve foglio illustrativo della piccola biblioteca.
La lezione è finita, la ragazza davanti a me raccoglie le sue cose e anche il libro che le ha posizionato l’insegnante sotto la testa. Legge il titolo, si illumina di colpo: “Nooo questo è bellissimo! Me lo voglio comprare, anzi: ora ci vado subito!”
“Guarda che puoi prenderlo se vuoi: è della biblioteca dei libri liberi” – suggerisco un po’ sconsolata
Sguardo attonito, un minuto di silenzio.
“Ah sì?”
E subito dopo
“Perché…esiste una biblioteca? Qui in palestra??”



@@@@@@@@@@@@@@

È sempre il momento giusto per uno strudel. Facilissimo da fare, con la pasta matta, descritta di seguito. Ma se proprio non si vuole faticare basta avere in casa un rotolo di pasta sfoglia e il gioco è fatto. Mele e zucca si sposano a meraviglia, dopodiché: si possono mettere noci o mandorle al posto dei pinoli; gocce di cioccolato al posto dell’uvetta e personalizzarlo secondo i propri gusti.


Ingredienti

Per la pasta    
160 gr di farina di farro
70 ml di acqua calda
20 ml di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale

Per il ripieno
400 gr di mele, della varietà che preferite (2 medie)
200 gr di zucca al netto degli scarti
Succo e scorza di mezzo limone
60 gr di zucchero di canna
40 gr di uvetta
40 gr di pinoli
1 bicchierino di liquore a piacere (Rum, Cointreau, Grappa, Marsala)
1 cucchiaino colmo di cannella
1 cucchiaino di zenzero in polvere
50 gr di pangrattato tostato


Procedimento

Come prima cosa mettere l’uvetta in ammollo nel liquore (ma se non lo si gradisce si può ravvivarla anche semplicemente nell’acqua). Preparare la pasta disponendo la farina in una ciotola. Creare un cratere al centro e versare l’olio e il sale. Aggiungere poco a poco anche l’acqua molto calda e impastare con una forchetta finché non sarà completamente assorbita. Trasferire il composto su un piano e lavorarlo con le mani fino a ottenere un panetto liscio; coprire con un canovaccio e lasciare riposare per circa 30 minuti.
Mettere pochissimo olio in un padellino e tostare il pangrattato (io ho saltato questo passaggio avendo già il pangrattato ottenuto da pane – ai cereali - raffermo tostato in forno e grattugiato).
Sbucciare le mele, tagliarle in quattro parti e successivamente a fettine sottilissime, quindi irrorarle con il succo di limone. Tagliare a fettine sottili anche la zucca. Aggiungere lo zucchero di canna, la cannella, lo zenzero, la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta scolata.
Trascorso il tempo di riposo riprendere l’impasto e stenderlo in una sfoglia rettangolare, molto sottile. Distribuire il pangrattato su tutta la superficie lasciando 2 cm di bordo libero (servirà ad assorbire l’eventuale liquido in eccesso della frutta).
Versare sopra il composto di mele e zucca, lasciando sempre i due cm di bordo, quindi chiudere lo strudel. Si hanno due possibilità: arrotolarlo partendo dal lato più lungo, oppure ripiegare i lati verso l’interno e poi chiuderlo a pacchetto congiungendo e sovrapponendo al centro le due metà.
Adagiare lo strudel su una placca ricoperta di carta forno, spennellarlo con un po’ di olio e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 50 minuti.
Lasciare raffreddare completamente, e gustare freddo.

A questo punto lo si può cospargere di zucchero a velo, ma qui da noi è bandito ;-)

lunedì 8 gennaio 2018

La "sorpresa" di Capodanno

Quella di capodanno doveva essere una sorpresa.
Pianificata dall’amato bene già da metà settembre, con annesse difficoltà per trovare posto, nonostante il fantozziano anticipo e parzialmente svelata da una busta gialla, contenente prenotazioni e appunti, ovviamente sigillata e interdetta.
A me.
Che fremo davanti a un ovetto Kinder e mi sento esplodere nei secondi che precedono lo scartamento di un regalo.
Che ho ricevuto di queste sorprese altre volte, è vero.
Ma ignorandone l’esistenza fino al momento in cui ero anche autorizzata ad aprire la busta.
Stavolta invece l’amato bene la busta – con sigillo di ceralacca - me l’ha sventolata sotto il naso.
Tre mesi prima, roba da rosolarsi, macerarsi, disintegrarsi nella curiosità.
Scatenando così crisi di ansia prima, con timidi indizi centellinati nel numero di uno -  e non più di uno- a settimana e vagliati con rigidità tale che un crucco al confronto è un tipo elastico; e di frustrazione poi, quando nel novero degli indizi non mi raccapezzavo più, scordandomi puntualmente quello che mi aveva rivelato la settimana precedente.
Di certo non avrei potuto fare l’investigatore, ma il martello pneumatico sì. E l’ho talmente sfiancato da costringerlo a rivelarmi la sorpresa così, di botto, dopo l’ennesimo sclero per sospetto di indizio fasullo.
A lui.
Che è la lealtà fatta persona e pure un gioco è questione di vita o di morte.
Ma sapevo dove e come colpire.
Insomma, a fine ottobre, quando ero già sul punto di liquefarmi, ho appreso che la nostra fuga di capodanno sarebbe stata così composta:
-      Una notte nel borgo di Civita di Bagnoregio in cui eravamo stati di passaggio e mi ero fatta scappare (così, del tutto involontariamente..) quanto sarebbe stato bello poterci dormire dentro.
-      Una notte ad Assisi, città in cui torniamo con cadenza quasi annuale senza però esserci mai fermati a dormire se non nelle zone limitrofe o in b&b appena fuori le mura.
Embè, non sarebbe stata più bella la sorpresa?
Forse sì, ma ne andava della mia (e pure sua) salute mentale.
Ed è così che il 31 dicembre siamo partiti di buon ora facendo (a parte colazione nel nostro bar preferito), una prima sosta a Bolsena, città in cui ero convinta di essere stata ma che invece non conoscevo proprio.
Molto carina, con il suo bel lungolago,

 l’ accogliente centro storico,


 il Castello cui si arriva dopo una panoramica strada in salita,

 le sue teste bronzee disseminate un po’ ovunque

 e le sue tante…biciclette!


Arrovellandomi nell’indecisione su quale prodotto tipico riportare a casa,


 ci siamo imbattuti in un’esposizione

 pubblicizzata da un cartello che non poteva lasciare indifferenti.

E la scelta è venuta con sé.

Il borgo di Civita di Bagnoregio,

 all’ora di pranzo ci accoglie invece con la sua solita folla di gente, perlopiù giapponesi. Fila al botteghino dei biglietti (il costo di accesso al borgo è di 3€ dal lunedì al venerdì e di 5€ il sabato e la domenica; gratis per chi alloggia al suo interno, come anche il parcheggio), fila sul ponte che lo collega attraverso la suggestiva valle dei Calanchi, 

fila chilometrica davanti alla manciata di ristoranti disseminati lungo il suo pur ristretto perimetro.
Riusciamo tuttavia ad assicurarci due posti all’aperto (per nostra fortuna non siamo affatto freddolosi e anzi soffriamo i luoghi affollati e surriscaldati), sotto la grotta di accesso a un ristorante gremito 

per gustarci rispettivamente una corroborante zuppa di cereali e legumi e degli ottimi tagliolini con spinaci e tartufo.

 Il nostro alloggio si trova proprio sulla piazza centrale del borgo

 e la finestra della camera affaccia direttamente sulla chiesa.

 Il costo è tutt’altro che economico (120€ per una notte), gli arredi di design stupiscono ma lasciano anche un po’ perplessi, specialmente i pesantissimi travi lasciati penzolare sulla parte sinistra del letto, direttamente sopra la testa di chi ci dormirà.

Per non sbagliare, decidiamo di invertire lenzuola e cuscini dormendo da piedi, che il lampo di genio è anche apprezzabile, ma non si sa mai…
Non apprezziamo invece il modo purtroppo sempre più diffuso di gestire un B&B “a distanza”. Cioè quello per cui all’arrivo non si trova nessuno e dopo aver chiamato si riceve in risposta l’indicazione di fare riferimento a una persona che lavora in un negozio poco distante (gentilissima peraltro) per avere chiavi e informazioni. Referenti: non pervenuti. Per il saldo si torna nuovamente in negozio dalla medesima signora.
Superata la polemica per questo atteggiamento molto discutibile, ridiscendiamo sul ponte 

per poi risalire verso il centro storico di Bagnoregio, percorrendolo a piedi e ammirando presepi di ogni tipo. 


Ma è l’ultimo giorno dell’anno e tutti sono indaffarati negli ultimi preparativi.
Torniamo in camera per riposarci un po’ e cambiarci prima di scendere per la seconda volta verso Bagnoregio, dal momento che tutti i locali nel borgo di Civita questa sera resteranno chiusi.
L’amato bene però ha prenotato un ristorante (Romantica Pucci) per fortuna anche quello con netto anticipo.
Decidiamo di arrivarci a piedi, ammirando estasiati l’ultima luna piena dell’anno, che fa risplendere di ulteriore meraviglia quel piccolo gioiello arroccato.

La serata trascorre tra innumerevoli portate,

 in un clima semplice, dall’aria familiare ma estremamente curata.


Lontano da musica a tutto volume, folla e schiamazzi.
A scorrere poi sono soprattutto fiumi di alcol, tra brindisi ripetuti che si concludono, a notte inoltrata, con un dolce messaggio e l’immancabile cotechino e lenticchie beneaugurante per l’anno nuovo.
Salutiamo commossi e grati per la bellissima serata e ce ne torniamo verso il borgo trovandolo immerso nella nebbia e nel silenzio più ovattato.

 Cominciamo l’anno nuovo così: passeggiando per le sue vie silenziose e ammantate di una bellezza ancora più stupefacente.


Il mattino dopo la nebbia si è trasformata in pioggia, ed è così che ci congediamo da tanta bellezza senza nemmeno troppo rammarico, non prima però di aver consumato la nostra colazione, senza infamia né lode, presso il bar cui si appoggia il b&b, non disponendo di una sala apposita…

La pioggia ci segue fino ad Assisi, che però amiamo talmente da non restarne minimamente turbati.
Tra l’altro il nostro primo incontro è con Andrea, che ci consegna le chiavi della sua splendida casetta (Casa Maria), dotata di ogni comfort, anche quello più impensabile come la playstation con ricco catalogo di giochi o un distributore di confetti e nocciole del Piemonte. 

Lui è gentilissimo e affabile, il prezzo della sistemazione (70€) decisamente inferiore rispetto alla sera precedente e l’accoglienza (fatta anche di innumerevoli cibarie, bevande e frutta fresca lasciate a disposizione) senza precedenti.

Prendiamo i due ombrelli, anche quelli messi a disposizione da Andrea e percorriamo, con assoluta calma, tutta la via che porta fino alla Basilica di San Francesco, fermandoci ogni tanto in qualche negozietto di souvenir e soprattutto di prodotti tipici.



Pranzo e cena li saltiamo allegramente, ebbri come siamo ancora, di tutte le libagioni della notte precedente.
Una rigenerante dormita ci traghetta direttamente al mattino dopo e al suo risveglio fra i tetti e le pietre di questa città meravigliosa.

Il tempo è ancora uggioso ma per fortuna ha smesso di piovere e questo ci permetterà di visitare l’Eremo delle Carceri, luogo in cui San Francesco e i suoi seguaci si ritiravano in preghiera e meditazione, situato sul Monte Subasio.





Ce ne congediamo a fatica per rimetterci in macchina e raggiungere la Chiesa di San Damiano, sulla strada per Santa Maria degli Angeli,

 che però rimane aperta soltanto per un paio d’ore la mattina e noi purtroppo la troviamo chiusa.


Facciamo ugualmente una piccola sosta, prima di intraprendere il viaggio di ritorno, comprensivo però di una piccola sosta a Spoleto per ammirare il presepe subacqueo nelle antiche fonti di via Posterna 


e soprattutto gustarci un pranzo umbro. Il primo di questo nuovo anno.





Qualche suggerimento:

-    -   Trattoria Bruschetteria La cantina di Arianna, via Madonna della Maestà, 21, Civita di Bagnoregio

-   -   Ristorante Romantica Pucci, Bagnoregio

-     -  Casa vacanze Casa Maria, Assisi



domenica 31 dicembre 2017

Auguri

Che sia grandioso, sontuoso, un po’ sovversivo.
Pieno di viaggi sorprendenti, emozioni travolgenti, ricette appaganti.


Auguri a tutti!
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